Stress e felicità

L’individuo è un essere complesso e pertanto bisogna affrontare la realtà in tutta la sua complessità”. È iniziata così la terza conferenza sul tema “Progettare la felicità” svoltasi venerdì 15 aprile presso la sala dell’antico refettorio del Convento di S. Maria La Nova a Napoli.
Eruzione di Giuseppe Del Rossi
Il ciclo di incontri, promossi dall’ICOM – Istituto italiano per le Comunicazioni, in collaborazione con l’Associazione European Communication and Image, ha lo scopo di aiutare a comprendere “non solo cosa sia la felicità ma anche come ci si possa avvicinare ad essa o, quanto meno, tentare di ridurre una parte della infelicità individuale e sociale”.

Come ogni anno, all’incontro partecipano esperti ed operatori di varia estrazione e settore sociale che cercano con le loro conoscenze di contribuire al miglioramento della società. Anche quest’anno hanno dato il patrocinio morale la L.I.D.U. (Lega Italiana per i Diritti dell’Uomo), il Lions Club Napoli Europa Gianpaolo Cajati ed il Corpo Italiano del CSLI (Union Corps Saint Lazarus International).

Questa terza conferenza, il cui tema centrale è stato lo stress, ha visto tra i protagonisti il neurologo e posturologo Natalino Avena, che ha incentrato la sua relazione sull’importanza della postura, elemento fondamentale per un benessere fisico e psichico, in particolare il dormire bene, ovvero con adeguate ore di riposo e in maniera corretta, indispensabili al fine di stabilire un proprio equilibrio psicofisico. Lo stress infatti potrebbe essere definito proprio come una situazione di disagio psicofisico, una rottura di quell’ equilibrio. Il termine inglese stress “pressione, sollecitazione” è entrato nel linguaggio corrente e viene comunemente associato a sensazioni di affaticamento, di ansia e di tensione muscolare per sovraccarico di stimoli. In una situazione vissuta come pericolosa il corpo reagisce rapidamente mobilitando tutte le sue energie. L’essere umano però con il passare del tempo ha appreso ad inibire alcune azioni ed emozioni per adeguarsi alle richieste dell’ambiente psicosociale. Questo comportamento, se prolungato nel tempo, ha come conseguenze la comparsa di malattie psicosomatiche, disturbi dell’emotività, tensione muscolare, pensieri negativi e la conseguente rottura dell’equilibrio psicofisico con l’entrata in un perenne stato di disagio, fautore di infelicità.
Come evitare la rottura di questo equilibrio in una società come quella di oggi nella quale i ritmi sono sempre più accelerati e la vita è diventata una corsa continua contro il tempo ?
Il neurochirurgo Arcangelo Giamundo, in una prospettiva di prevenzione neurochirurgica ha affermato l’importanza di uno stile di vita sano, caratterizzato da una buona alimentazione ricca di frutta e verdure, da un buon riposo, da una postura corretta e da un’attività sportiva limitata e costante volta a ridurre alcune patologie come cervicopatie, emicranie e lombalgie, malattie delle quale, fino al secolo scorso, soffrivano solo pazienti di un’età superiore ai 40 anni e che oggi purtroppo si vanno diffondendo anche tra i giovani in un’età compresa tra i 18 ed i 20 anni. Il miglioramento delle abitudini di vita che oggi in particolar modo tra i giovani sono quasi completamente invertite,sono il primo passo verso la costruzione di uno stato di benessere e felicità interiore.
Nell’intervento di Antonello Marzocchella, istruttore di Dharma, si è affermata l’importanza delle tecniche di rilassamento mentale molto diffuse nella visione filosofico-religiosa buddista che vede l’organismo come una rete di reti inserite in un ambiente per lo più dominato dal malessere. La tradizione buddista, che ha tratti in comune con altre antiche tradizioni religiose e filosofiche, si è posta il problema di affrontare e cercare di risolvere lo stato di disagio esistenziale umano, in termini apparentemente distanti da quelli della scienza ma con inattesi punti in comune.
La psicobiologa Antonella Palmisano, ha parlato dello stress nell’ottica della Psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI), un nuovo paradigma scientifico che considera la persona come un network strutturato e interconnesso in reciproca relazione con l’ambiente fisico e sociale e non come un insieme di parti distinte e isolate. Le ricerche recenti confermano che nel nostro organismo fattori di disagio persistente, attivano circuiti neuro endocrini che determinano, a catena, effetti di tipo immunologico, ormonale, somatico, che tendono verso nuovi equilibri alterando non solo la fisiologia ma anche i comportamenti. A loro volta, alcuni comportamenti ripetuti possono determinare alterazioni e ripercussioni nel sistema neuroendocrino e favorire o meno delle malattie. Un modo per ridurre lo stress è proprio quello di ascoltare i segnali del proprio corpo, talvolta sintomi quali la stanchezza, dolori al collo e alle spalle, mal di testa sono campanelli di allarme che non vanno assolutamente trascurati.
Ha portato una testimonianza di problemi nella gestione territoriale ed amministrativa il Sindaco Giuseppe Fuschino, che ha rilevato il crescente stato di disagio economico ed occupazionale di ampie fasce della popolazione. Limitati risultano gli strumenti concreti a disposizione di un amministratore per alleviare o risolvere i problemi di un area a scarso sviluppo che abbia sedimentato nel tempo disfunzioni di varia origine e gravità.
Infine è intervenuto il sociologo Antonio Virgili, parlando degli stressori socio-ambientali che possono essere “ordinari” quali la congestione dell’ambiente urbano, i ritmi di lavoro, la criminalità diffusa, relazioni sociali con scarso rispetto altrui, o “straordinari”, quali terremoti, attentati, guerre, gravi danni ecologici. Oltre agli effetti diretti per quanti vivono in specifiche aree e subiscono direttamente gli effetti di tali eventi, anche la traumatizzazione vicaria delle persone, indotta dalla partecipazione emotiva mediata dai mezzi di comunicazione coinvolge quantità crescenti di persone producendo sintomi di ansia e disagio. Non solo i messaggi ansiogeni ma anche l’instabilità sociale e delle relazioni interpersonali determina effetti sulla percezione di disagio e sul modo in cui le persone ritengono di poter affrontare o meno alcuni eventi. Il caso giapponese, caratterizzato dal forte senso di appartenenza e partecipazione di quel popolo è indicativo della possibilità di ridurre lo stato di confusione in situazioni di crisi. Progettare la felicità, ha sottolineato, è anche approntare interventi sociali, culturali, normativi che possano ridurre lo stato di incertezza e smarrimento nel quale molti sembrano sempre più precipitare entro un mare di informazioni di ogni genere. Informazione, conoscenza, consapevolezza e programmazione di sistemi di sicurezza, così come la valorizzazione della solidarietà sociale, possono costituire parziali antitodi alle situazioni di malessere collettivo ed individuale.
Uno stile di vita sano, tecniche di rilassamento mentale, riflessione, informazione sono sicuramente fondamentali per costruire il proprio stato di felicità interiore ma non bisogna dimenticare comunque che “la felicità non è una meta di arrivo, ma un modo di viaggiare”.

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