La fotografia e le creature di Annibale Ruccello a 30 anni dalla scomparsa

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Annibale Ruccello. Foto di Peppe Del Rossi

L’incontro con Annibale Ruccello è stato un viaggio all’interno di un tempo umano, fatto di volti, gesti, sguardi e di solitidine ed emarginazione, avvolto da un’ autentica bellezza.

Nei nostri incontri al Caffè Gambrinus, “il suo ufficio” diceva Annibale scherzando, guardare le fotografie degli spettacoli significava riscoprirli, come un gioco, grazie alla magia delle fotografie, che reinventano i personaggi fuoriusciti dalla penombra della scena, facendoli riapparire sullo sfondo, dal nero intenso delle stampe fotografiche. E’ come aprire una finestra sull’invisibile, in cui la natura va al di là di sé, donandoci la percezione di un mondo che ci gira intorno come una giostra, diventando tutt’uno sulla grande scena.

A trent’anni dalla sua morte, Annibale non è mai andato via. Il suo teatro è vivo più che mai e i suoi testi sono rappresentati ovunque. Le sue creature sul palcoscenico, vivono nei vicoli, nelle strade, nelle case.

Così come quella donna che ho incontrato, quasi per caso, in Salita Tarsia, nella Napoli antica, che è riuscita a sfuggire alla deportazione nei quartieri ghetto restando all’interno del quartiere utero, accogliente e violento contemporaneamente, ma riconoscibile e pertanto anche emotivamente controllabile; un sistema molto complesso di relazioni che riesce a creare un delicato equilibrio, in nome di una comune e riconosciuta storicità. In tale contesto, anche le manie, rientrano in quell’universo condiviso di interpretazioni magiche, la giusta medicina che allarga i confini di una razionalità cristallizzata e comunque consapevole dei propri limiti, di fronte alla drammatica esistenza di tanti disgraziati. E, in questa donna per tanti versi simile ad Anna de “Le cinque rose di Jennifer”, ho ritrovato quelle dinamiche psicologiche sorrette ancora dalle proprie origini e dalle identità culturali, al riparo dalla follia urbana dei quartieri periferici. Ho rivisto in lei quel modo di incedere compito e alquanto rigido, con i vestiti vintage ed eleganti e poi la casa, in cui, al posto della gatta Rusinella, con le stesse premure ed ossessioni, convivono 600 bambole, con nome e data di origine e, ad ognuna è associata una storia. Tante storie che si fondono tra loro, come gli spazi della sua casa si fondono con quelli del quartiere. I muri delle case sono contigui come le ombre, le quali si toccano fino a fondersi in un unico grande ombrello protettivo, sotto il quale la vita privata si apre alla strada e poi, di nuovo, si spinge fino all’interno del portone del palazzo accanto. Identificazione e condivisione non la porteranno alla follia come Anna o come Adriana in “Notturno di donna con ospiti” , che vivono in una casa di un luogo atopico, della sterminata periferia napoletana, dove non si condivide nulla, un terreno infertile per le relazioni, che predispone solo all’isolamento, l’anticamera della disperazione.

Concludo questa mia testimonianza, con questa consapevolezza: Ruccello ci ha fornito con il suo teatro, nuovi strumenti di analisi consentendoci di rimodulare la nostra percezione del quotidiano, in relazione alle condizioni imposte dallo spazio urbano, che produce uno spostamento, in termini di valore e contenuto l’universo simbolico della città, nel tentativo di raggiungere nuovi equilibri.

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A. Ruccello – Le cinque rose di Jennifer – foto peppe del rossi

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A. Ruccello – Le cinque rose di Jennifer – foto peppe del rossi

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A. Ruccello – Le cinque rose di Jennifer – foto peppe del rossi

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A. Ruccello – Le cinque rose di Jennifer – foto peppe del rossi

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A. Ruccello – Le cinque rose di Jennifer – foto peppe del rossi

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A. Ruccello – Le cinque rose di Jennifer – foto peppe del rossi

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A. Ruccello – Notturno di donna con ospiti – foto peppe del rossi

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A. Ruccello – Le cinque rose di Jennifer – foto peppe del rossi

1 Commento su "La fotografia e le creature di Annibale Ruccello a 30 anni dalla scomparsa"

  1. Un articolo delicato rispettoso duro al contempo. Conoscere Ruccello attraverso quest articolo è conoscere Napoli bella dannata incompresa ma le fotografie svelano e non svelano nello stesso tempo un anima controversa, solitaria e dolce come forse è quella dell’attore. Magnifico. Grazie

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