Pasolini e il calcio. Il rito, il linguaggio, la profezia di un’Italia in trasformazione

Nel cinquantesimo anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini, un saggio di Giuseppe Cascone, pubblicato nel 2023 nel libro “Geografie pasoliniane”, a cura di Paolo Speranza, La valle del tempo editore, restituisce lo sguardo più umano e profondo del poeta: il calcio come linguaggio, rito e profezia di un’Italia in trasformazione.

 

Nel cinquantesimo della scomparsa di Pier Paolo Pasolini (1975-2025), il suo pensiero continua a interrogarci con la forza di una visione ancora viva.
Tra le molte interpretazioni e celebrazioni, il saggio di Giuseppe Cascone, Pasolini e il calcio,  si distingue per originalità e rigore: porta alla luce un Pasolini inedito, colto nel suo legame più intimo con la vita, la città e la comunità.
Non l’intellettuale distante, ma l’adolescente che corre sui prati di Caprara, il tifoso che soffre per il Bologna “che tremare il mondo fa”, l’uomo che riconosce nel calcio un linguaggio sacro e universale.

Cascone affronta un tema apparentemente marginale e lo trasforma in un viaggio dentro la cultura di massa del Novecento, nei suoi splendori e nelle sue contraddizioni.
Dalla Bologna dei GUF alla società del miracolo economico, il calcio diventa per Pasolini uno specchio antropologico, il luogo dove il corpo incontra la storia e la folla diventa rito collettivo.

Nel racconto di Cascone, il calcio pasoliniano non è evasione, ma esperienza del reale: un teatro in cui grazia e disincanto, poesia e prosa del mondo convivono in una tensione continua.
“Lo sviluppo senza progresso”, l’omologazione consumistica e la perdita del sacro sono già sullo sfondo, ma il gesto atletico, la folla, la domenica allo stadio conservano una forza primordiale.
È qui che Pasolini riconosce il mistero di un Paese in mutazione, sospeso tra mito e modernità.

«Il capocannoniere del campionato è sempre il miglior poeta dell’anno.»
Pier Paolo Pasolini, 1971

Di grande fascino è la parte dedicata al calcio come linguaggio, in cui Pasolini anticipa una lettura semiologica e poetica insieme.
La distinzione tra calcio di prosa e calcio di poesia rivela una mente capace di vedere nella partita un sistema di segni, un linguaggio estetico e umano.
Cascone coglie pienamente questa intuizione e la prolunga in modo originale, fino al parallelo con David Foster Wallace, che nel tennis ha visto lo sport diventare luogo di verità e rivelazione contemporanea.

L’epilogo, con Maradona come incarnazione del sogno pasoliniano, “partire da metà campo, dribblare tutti e segnare”, è di una bellezza toccante.
Non un semplice accostamento, ma la realizzazione nella realtà di una profezia poetica.
Il calcio, come la vita per Pasolini, resta un atto sacro, una forma di conoscenza che attraversa corpo e parola, estetica e destino.

Con questo saggio, Cascone ci riconsegna un Pasolini più vicino e più nostro:
il poeta che sapeva vedere nel gioco la metafora del mondo, e nel mondo la nostalgia del sacro.
Un lavoro rigoroso e vibrante, che unisce ricerca ed emozione, biografia e visione.
Un testo che non solo illumina Pasolini, ma ci invita a guardare di nuovo il calcio e forse la vita, come un linguaggio di verità.

Giuseppe Cascone (1971) è il direttore della Fondazione Eos Onlus.
Si è occupato a lungo di welfare e Terzo settore in collaborazione con enti pubblici e privati.
Laureato in Scienze politiche all’Orientale di Napoli, dagli anni Novanta promuove e gestisce progetti al confine tra politica sociale e intervento culturale.
Il suo interesse per i media e la sua passione per il calcio gli hanno consentito periodiche incursioni nella scrittura. È stato redattore della rivista «Quaderni di cinema» ed è autore di «Savoldi. Mister due miliardi» (Garrincha edizioni, 2025).

 

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